Affrontare la crisi: 7 cose da non fare

Aprile 10, 2013 - 4 minutes read

 

Chiuso per crisi

Da qualche anno imprese e professionisti devono fare i conti con una crisi particolarmente tenace, che sta spazzando via ogni vecchia certezza per proiettarci tutti in uno scenario inedito e in continua trasformazione. Nessuno ha la “ricetta” per uscire da questa situazione. E allora può valere la pena chiarirsi le idee partendo dalle cose che assolutamente non si devono fare. Qui di seguito ne segnalo 7.

1. INSEGUIRE IL PASSATO

La tentazione è forte: le cose non vanno bene e quindi scegliamo di concentrarci su quello che sappiamo fare meglio e che ha sempre funzionato. Approccio che avrebbe anche una sua logica di fronte a una crisi “normale”, ma che mostra la corda di fronte a  un cambiamento epocale come quello che stiamo vivendo.

2. ADOTTARE UNA STRATEGIA RIGIDA

C’è la tempesta, arriva lo tsunami? Reagisco tenendo la barra diritta. Giusto, ma senza esagerare. Troppa rigidità impedisce di cogliere le molte opportunità che la crisi in realtà può offrire. E in uno scenario in continua evoluzione, saper cambiare in corsa può essere un fattore decisivo.

3. CHIUDERSI ALL’ASCOLTO

Altra grande tentazione: l’arroccamento. Proprio il contrario di quello che si dovrebbe fare, ovvero attivare tutte le antenne per cogliere ed elaborare i nuovi segnali che arrivano di continuo. Il dialogo e la capacità di relazione sono i primi strumenti da utilizzare se si vuole avere una minima possibilità di sopravvivere nel mercato attuale.

4. NAVIGARE A VISTA

E’ l’errore simmetrico e opposto a quello del punto 2: siccome non ci sono certezze, non adotto nessun tipo di strategia ma seguo solo il momento. In realtà bisogna avere le idee chiare (eccome!) sulla strada che si vuole seguire e sulla meta da raggiungere, consapevoli che dovremo reagire velocemente agli imprevisti che troveremo lungo il cammino.

5. SOTTOVALUTARE LE RISORSE DISPONIBILI

Nei momenti di difficoltà è fondamentale utilizzare pienamente tutte le carte a disposizione. Il che significa, per esempio, far fruttare appieno il capitale umano accumulato in anni di attività. Ovvero le reti di collaboratori, partner e clienti.

6. NEGARE LA REALTÀ

Quando le cose vanno male la scorciatoia più insidiosa è quella di adattarsi progressivamente al problema per poi arrivare a negarlo. Serve invece il coraggio di dire le cose come stanno e uno sguardo lucido e obiettivo, capace di dare il giusto peso alle cose. Senza per questo dover cadere in depressione: mantenere un’attitudine positiva e ottimista aiuta a uscire dai guai.

7. NON COINVOLGERE I COLLABORATORI

Atteggiamento che potrebbe essere riassunto dalla frase “meno ne sanno e meglio è”. Invece, più ne sanno e più possono dare un contributo. Pensare di risolvere tutto senza coinvolgere chi lavora al nostro fianco è un clamoroso autogol. Chi sceglie di informare e responsabilizzare raccoglie idee, entusiasmo e una rinnovata motivazione.

Direi che per il momento può bastare. Chi si è appassionato all’argomento e vuole allargare ulteriormente il campo può leggere anche questo articolo di Annamaria Testa. E chi ha voglia di dire la sua è naturalmente il benvenuto.

(Immagine: elaborazione di Vincenzo Pazzi)

Su questo blog leggi anche:

Affrontare la crisi: lo strano caso di HP e Starbucks

L’innovazione che nasce dalla crisi

Tags: , , , , , ,