Pillole di sopravvivenza per freelance

Febbraio 6, 2015 - 8 minutes read

Pausa pranzo

Sei un freelance? Beh, a quanto pare non te la passi bene, stretto tra normative fiscali  assurde e regole di mercato selvagge. Prima di deprimerti, però, leggi questo post.

Inutile piangersi addosso elencando le difficoltà con cui è alle prese ogni giorno un freelance e chi ha un’attività in proprio.

Oggi voglio guardare la questione da un altro punto di vista, di più immediata utilità pratica. Ovvero preferisco concentrare l’attenzione su alcune regole di base – le definirei di manutenzione e buon funzionamento – che sono fondamentali per tenere in vita e far fruttare il nostro lavoro.

Le mie non vogliono essere verità, ma semplici suggerimenti ricavati dall’esperienza sul campo.

Okay, andiamo subito al sodo.

#1.GESTIRE I PICCHI (POSITIVI E NEGATIVI) DI LAVORO

Quando si lavora come freelance accadono cose curiose. Ci sono periodi di totale bonaccia, che fanno correre un brivido lungo la schiena. Tutto appare fermo, bloccato. Per contro, ce ne sono altri dove sembra di essere sull’ottovolante: i lavori si susseguono incalzanti e non lasciano un attimo di respiro.

Paradossalmente, entrambe queste situazioni-limite hanno controindicazioni (e, quindi, opportunità) piuttosto importanti.

I momenti di fermo creano comprensibili preoccupazioni, anche perché, lo sappiamo bene, se non fatturi non mangi.

Va detto però che i momenti di pausa sono quelli ideali per dedicarsi all’aggiornamento professionale (per molti aspetti, la priorità numero 1 per un professionista) e al new business.

La ricerca costante di nuovi contatti e di nuovi clienti è la linfa vitale che consente di strutturare un’attività di business sana e che aiuta a frazionare il rischio: se improvvisamente un cliente si blocca o mi molla, posso trovarne un altro che, magari parzialmente, rimedia al danno.

E nei momenti di crisi, seminare con costanza e determinazione è l’unico modo serio per far ripartire la baracca.

Quando invece tutto gira a gonfie vele, c’è sicuramente da essere contenti (è questo, no, l’obiettivo che abbiamo…). Ma sei esposto a due insidie.

La prima è quella di pensare di avere svoltato definitivamente e di non aver più bisogno di fare new business. Grosso errore, perché passato il polverone, può capitare di accorgersi che in realtà la situazione non è poi così scoppiettante.

La seconda è che, sembra banale dirlo, sei stato bravo a procurarti tanti lavori, hai tanti lavori da fare, ma li devi fare tutti bene. Il che, a volte, non è così semplice.

Chiaramente è un problema di organizzazione: posto che tutti i tuoi clienti hanno pari dignità e meritano il massimo dell’attenzione, devi stabilire con molta cura un ordine di priorità nei lavori da svolgere.

Personalmente non sono un fanatico del multitasking, credo che il metodo di lavoro migliore sia quello che il grande regista teatrale Grotowski consigliava ai propri attori: “Imparate dai muratori: fate sempre una cosa alla volta, una dopo l’altra”.

#2. STABILIRE RAPPORTI DI LUNGO PERIODO

Nella mia attività di freelance ho sempre cercato di instaurare con i miei clienti rapporti di lungo periodo. E non mi sono mai dovuto pentire di questa scelta. Per tre buoni motivi:

  1. Per acquisire un cliente nuovo si fa fa sempre fatica. Se crei un rapporto effimero, basato sul “mordi e fuggi” sarai costretto a ricominciare da capo ogni volta. Con un’enorme dispersione di tempo e di energie.
  2. Un freelance deve essere capace di scegliere i propri clienti. Se lavori in un ambito ideativo, quello che fai è solo molto parzialmente giudicato con criteri oggettivi: il più delle volte, i risultati dipendono da questioni di feeling e dal rapporto di effettiva collaborazione che si instaura tra le parti. Il nostro è sempre un lavoro di team, anche e soprattutto quando si lavora a distanza.
  3. I clienti vanno selezionati in base alla loro affidabilità. Con questo sì, intendo anche l’affidabilità economica: se hai un cliente serio, che paga sempre e puntualmente, tienitelo ben stretto.

Quindi, tornando un attimo al punto precedente (la necessità di fare costantemente new business) devo fare una precisazione: non bisogna stancarsi di fare new business per trovare clienti affidabili, da tenere il più a lungo possibile.

#3. L’EVOLUZIONE DEL LAVORO: NON ESSERE PIU’ DA SOLI

Solitamente il freelance è visto (e si concepisce) come una sorta di lupo solitario.

Certo, per poter lavorare ha bisogno di una robusta rete di contatti: professionisti come lui, che possono integrare la sua offerta con servizi e competenze complementari. Il grosso del lavoro, però fino a poco tempo fa lo ha sempre svolto in beata solitudine.

Ecco, questa abitudine, retaggio del passato, oggi non è più praticabile.

Il motivo è presto detto: dopo la rivoluzione innescata dai social e dal mobile negli ultimi anni, il lavoro di ideazione è sempre più complesso.

Diventa molto difficile, e in certi casi francamente impossibile, svolgere un lavoro tutto da soli. Occorre sempre di più interfacciarsi e integrarsi con altri professionisti dotati di specifiche competenze.

Anche qui, quello che potrebbe sembrare un limite si rivela una formidabile opportunità. Perché l’evoluzione del lavoro da freelance è proprio quella di

#4. PROPORRE E GESTIRE PROGETTI ARTICOLATI

Parliamoci chiaro: se ti limiti a offrire una semplice competenza tecnica (la scrittura di un post o di un articolo, lo scatto fotografico, il disegno progettuale e via elencando) ti troverai a dover far fronte a una concorrenza sempre più agguerrita e che spinge inesorabilmente al ribasso.

Il valore aggiunto del tuo lavoro è dato dalla consulenza.

Il che oggi significa saper concepire progetti complessi e articolati, proporli al cliente fornendogli “chiavi in mano” la squadra giusta per eseguirli alla perfezione.

Per riuscirci devi individuare e scegliere una serie di partner, superando anche vecchie logiche di concorrenza: quindi coinvolgendo professionisti che fanno il tuo stesso lavoro.

Questo perché, come dicevo prima, è oramai impossibile riuscire a fare tutto da soli. E la dimensione della collaborazione è l’arma vincente per avere una sufficiente massa critica sul mercato.

Non è una cosa che puoi riuscire a fare dall’oggi al domani: richiede tempo, pazienza e tenacia. Ma è la prospettiva strategica giusta per affrontare con possibilità di successo il mercato di oggi.

Come dicevo all’inizio, queste non sono regole scolpite nelle tavole della Legge: sono semplicemente alcuni insegnamenti che ho tratto dalla mia esperienza sul campo.

Ora lascio a te la parola: ti sei ritrovato in quello che ho raccontato? Ritieni che ci siano altri aspetti da tenere in considerazione? Non sei d’accordo con quanto ho scritto? Discutiamone assieme nei commenti.

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