Tu chiamala, se vuoi, User Experience

Maggio 14, 2015 - 5 minutes read

Esperienza sensorialeUn noiosissimo articolo per nerd? Niente di tutto questo. Qui non ti parlo di tecnologia. Ti parlo di emozioni.

Pensa all’ultima volta che hai mangiato in un ristorante.

Che cosa te lo ha fatto scegliere? Qual è stata la tua prima impressione? Ti hanno chiesto di aspettare fino a quando non si è liberato il primo tavolo disponibile? Che menu ti hanno proposto? Il cibo è arrivato nei tempi giusti? Era buono? Come è stato il servizio? Tutto è filato liscio senza problemi? Vorresti tornarci?

Sono tutte domande che ti chiedono un’unica cosa: come è stata la tua esperienza di utente. Ovvero la tua UX (User Experience).

Questo esempio, assieme a un sacco di altri spunti stimolanti, arriva da un bel post di Ali Rushdan Tariq sulla storia della User Experience che vale la pena di leggere.

Qui mi preme partire da questo esempio per sviluppare con te un ragionamento ben preciso. Di solito, quando si parla di User Experience, si pensa a un’esperienza con prodotti/servizi digitali o tecnologici.

E’ un concetto limitato. E anche fuorviante. Perché, in realtà, la UX entra in gioco ogni volta che si prova il piacere (o la delusione) di utilizzare qualcosa. Non si tratta di una semplice questione di funzionalità e ingegnerizzazione. E’ un’esperienza concreta, che produce emozione in chi la vive.

Da questa considerazione ne deriva un’altra, d’importanza decisiva: qualunque prodotto o servizio, per essere ben concepito e realizzato, deve

Mettere al centro le persone

Il nocciolo della questione è tutto lì. La persona – con le sue aspettative, le sue richieste, il suo sistema di valori, le sue emozioni – deve essere al centro. Il resto viene di conseguenza. Questo vale per un ristorante, certo. Ma il discorso non cambia di una virgola quando dal mondo analogico si passa a quello digitale.

Pensaci. Quando si progetta una landing page o si scrive per un blog esistono alcune regole di base che vanno rispettate. Ma questo ormai è scontato. Meno ovvio è che la struttura debba essere pensata non per i motori di ricerca, ma per rendere facile la navigazione e la comprensione dei contenuti agli esseri umani.

E i contenuti devono essere utili, ovvero centrati sui bisogni delle persone che vuoi far arrivare da te: è a loro che devi guardare quando scegli le parole, non al ranking di google.

Non dimenticherò mai il consiglio che mi ha dato un amico programmatore:

Se vuoi lavorare bene sulla SEO, dimenticati del motore di ricerca e scrivi per dare risposte chiare e utili ai tuoi lettori. Se lo farai sul serio, i motori di ricerca se ne accorgeranno immediatamente.

A volte per fare un grande passo avanti devi cambiare completamente strada

Non a caso è la frase di apertura della landing page di Mac Pro sul sito di Apple. Un esempio concreto e perfetto di quanto si è detto fin qua.

Subito al primo impatto sei immerso in questa “macchina della creatività”: ne sei affascinato dall’aspetto, vuoi saperne di più. Entri dentro, la osservi, impari subito a conoscerla.

Il viaggio continua e non vuoi più interromperlo, vai sempre più in profondità. Ma se decidi di percorrere la strada di consultare le altre due voci del menu, non resti deluso.

Hai avuto il dubbio che il tutto sia un po’ enfatico, roboante, autocelebrativo? La pagina Prestazioni ti chiarisce subito che

La vera rivoluzione è quello che ci puoi fare

E continua così:

Landing page Mc Book Pro

Da lì parti per un altro viaggione, manco fossi Pinocchio nel Paese dei Balocchi.

Se invece vuoi andare subito sul tecnico, entri in Specifiche e hai tutto quello che ti serve sapere per fare una valutazione. E, arrivato in fondo, oramai convinto che questo computer è il numero 1, hai lì tutti gli strumenti pronti per passare all’azione. Ovvero, per acquistarlo.

Ecco, questo mi sembra un esempio eccellente di User Experience. Tu ne hai altri da segnalare? Hai idee diverse in proposito? Parliamone nei commenti.

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