C’è ancora spazio per la scrittura professionale?

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Se ne parla ormai da tempo: lo sviluppo inarrestabile dell’Intelligenza Artificiale porterà alla sparizione o alla sostituzione di moltissimi lavori e ruoli professionali.

In questo senso una notizia bomba riguarda l’arrivo in Italia dell’algoritmo GPT-3 (Generative Pre-Trained Transformer 3): a quanto sembra, GPT-3 è capace di produrre testi che in tutto e per tutto sembrano redatti da una persona vera.

Non si tratta di un’ipotesi: il test di Turing ha dimostrato che chi legge un articolo elaborato da GPT-3 non è in grado di riscontrare differenze con un testo scritto da un essere umano.

Un risultato sbalorditivo, che ha destato l’interesse di molti.

Questo significa che i copywriter, i giornalisti e tutte quelle figure professionali legate alla scrittura di testi per il web (content curator, blogger, web writer) hanno i giorni contati?

Secondo me no. E in questo post ti spiego perché.

Come funziona l’algoritmo GPT-3 e cosa è in grado di fare nella redazione di testi

Algoritmi come GPT-3 imparano tramite l’impiego di grandi quantità di dati, con l’obiettivo di capire come pensano e ragionano gli esseri umani.

Grazie all’apprendimento profondo (un insieme di tecniche basate su reti neurali artificiali), questo modello di linguaggio di terza generazione è in grado di emulare l’essere umano nella sua capacità di produrre testi al meglio delle sue possibilità.

In poche parole, GPT-3 è in grado di scrivere in maniera chiara, corretta e priva di errori su quasi ogni argomento.

Non solo. Oltre che in ambito di scrittura, sono enormi le applicazioni di questo algoritmo anche nel mondo dei chatbot: GPT-3 sarebbe in grado di comprendere subito il problema del cliente e in questo modo potrebbe indirizzarlo rapidamente alle persone in grado di risolvere la questione.

Mentre i sistemi precedenti si limitavano a predire il linguaggio dell’utente proponendo soluzioni di autocompletamento (è quello che fa Gmail, per esempio), le nuove generazioni di algoritmi sono oramai in grado di costruire frasi di senso compiuto e sostenere discussioni, senza che nessuno sospetti di interagire con un Bot.

Dove non c’è più spazio per la scrittura professionale

Non giriamoci intorno: entro pochi anni, grazie a sistemi come GPT-3, il 90 per cento delle notizie sarà scritto da algoritmi, che diventeranno sempre più abili anche nel rendere fluido il tono della scrittura.

Già oggi si iniziano a vedere gli effetti di una linea di tendenza inarrestabile, che in molti ambiti renderà superfluo (o quantomeno facoltativo) il coinvolgimento di professionisti della scrittura.

In particolare, gli algoritmi se la caveranno benone in tutti quei testi dove occorre una scrittura eminentemente tecnica: per fare qualche esempio, un tutorial, una descrizione di un itinerario, una pagina di previsioni meteo possono già essere scritte da un algoritmo.

In tutti i contesti dove si usano formule generiche e si fanno descrizioni generali, l’intervento degli umani è destinato a diventare sempre meno richiesto.

Dove c’è ancora spazio per la scrittura e redazione di testi (e ci sarà sempre)

È evidente però che gli ambiti toccati dalla scrittura professionale (che, non dimentichiamolo, comprende il business writing, la scrittura creativa e la scrittura narrativa) sono molto più vasti di quelli appena elencati.

Oltre alle parti tecniche e alle descrizioni, esiste un livello concettuale molto più complesso.

La differenza tra umani e algoritmi continuerà a esserci soprattutto nel lavoro di progettazione di un testo, in tutti quei contesti dove all’efficacia della parola scritta si assomma la forza delle idee.

Un esempio? Nel business writing occorre saper creare approcci e concept innovativi, che possono esaltare i punti di forza dell’azienda e aiutarla a differenziarsi dai concorrenti.

Combinare in un testo l’affidabilità e rilevanza dei contenuti con un utilizzo efficace dei media (digitali e non), tenendo assieme gli obiettivi di business, è una cosa che può fare solo un professionista: il copywriter.

Non solo. Interpretare attraverso la parola scritta le idee del cliente, rendendole chiare ed efficaci, richiede capacità particolarmente sofisticate e la combinazione di caratteristiche diverse.

Anche qui, per fare un paio di esempi concreti, pensa a un documento di strategia o alle narrazioni per la comunicazione aziendale: ti sembra possibile che possano essere scritti da un algoritmo? Evidentemente, no.

Per fare questo ci vuole qualcuno capace di integrare dati provenienti da campi diversi, intercettare fenomeni che sono ancora sotto traccia, andare a frugare nelle zone di confine.

Soprattutto occorre saper progettare testi che contengano un’idea, un punto di vista, una chiave di lettura, una proposta.

Tirando le somme…

Sicuramente sta arrivando una rivoluzione che investirà i professionisti della scrittura: algoritmi come GPT-3 potranno sostituirli egregiamente nelle descrizioni tecniche e in tutti quei testi che hanno un livello medio-basso di complessità.

Viceversa, nel lavoro di progettazione di un testo, nell’elaborazione di concept e strategie e in tutti quegli ambiti che richiedono la capacità tutta umana di portare alla luce un dettaglio, un concetto da chiarire, una storia che merita di essere raccontata, la scrittura di un professionista continuerà a essere insostituibile.

Per non parlare del fatto che algoritmi sempre più evoluti e sofisticati saranno in grado di scrivere in modo sempre più fluido e chiaro. Ma difficilmente potranno eccellere nell’uso delle metafore, o nella creazione di testi pieni di ironia e senso dell’umorismo.

(Photo by Markus Winkler on Unsplash)

Contenuti efficaci fanno la differenza

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