Interface copywriting, la scrittura applicata al design

Le persone sono spesso sorprese quando dico loro che la scrittura è una competenza di progettazione. La maggior parte del nostro lavoro  si esprime visivamente, ma usiamo il design per comunicare cosa fa un prodotto, come funziona e quello che dice. L’ultimo punto – quello che i nostri prodotti dicono alle persone che li usano – continua a sorprendermi come una delle cose più importanti che dobbiamo decidere come designer.

Questa dichiarazione, insieme a un sacco di altre cose molto interessanti, l’ho letta in un post del designer californiano John Zeratsky dedicato all’interface copywriting.

Ma andiamo con ordine.

CHE COSA È L’ INTERFACE COPYWRITING?

Secondo Zeratsky in questa categoria ricadono le piccole parti di testo – etichette, bottoni, descrizioni – che si trovano nelle interfacce utente dei prodotti software. Ma la definizione è sicuramente estendibile a tutte le situazioni in cui occorre far capire bene a un utente come funziona un prodotto o un servizio.

Come scrittore e designer, l’obiettivo di Zeratsky è progettare soluzioni che siano chiare e facili da capire. Ho trovato molto interessante il metodo che utilizza per arrivare a questo risultato: concentrarsi sulla scrittura e servirsi del visual design di base per evidenziare le parti più importanti.

Più nello specifico, secondo l’autore l’Interface Copywriting deve basarsi su cinque regole. Eccole:

1. LA CHIAREZZA INNANZITUTTO [CLARITY IS KING]

Cerca sempre  di dire in modo chiaro, conciso ed elegante quello che devi dire. Sii specifico: quando progetti un pulsante, non usare espressioni di default come “OK” o “Annulla”, ma scrivi esattamente cosa fa quel pulsante. E scrivi semplicemente “continua” invece di “clicca per continuare”.

Sono piccoli dettagli, ma se realizzati bene rendono le interfacce utente facili da capire e danno al prodotto un tono di qualità.

2. NON ESSERE ORIGINALE A TUTTI I COSTI

Tutti vogliono distinguersi. Sicuramente è un aspetto importante, ma non bisogna esagerare. L’obiettivo numero 1 è essere focalizzati al 100% sul comunicare in modo chiaro.  In caso contrario, si arriva a scrivere titoli come  “OK, cominciamo!” e pulsanti come “Suona bene!”.

Molto meglio adottare un approccio descrittivo e disponibile. Ad esempio, “Parlaci della tua azienda”. Una volta gettate le basi, puoi usare sottotitoli e testi per esprimere la tua personalità, che emergerà naturalmente, senza forzature.

3. DIMMI COSA VOGLIO SAPERE

L’approccio migliore per l’Interface Copywriting è dire ai tuoi utenti quello che vogliono sapere. Non ha senso parlare di “un modo migliore”, “il modo migliore”, o “un nuovo modo” di fare qualcosa, senza realmente descrivere di cosa si tratta.

In un’interfaccia, una semplice etichetta può davvero aiutare la comprensione. E in un form a più pagine (dove gli utenti devono inserire alcune informazioni e fare clic da una pagina all’altra), invece di un semplice pulsante “Avanti”, si può provare a raccontare all’utente che cosa accadrà: “[Salva e continua»] Qui di seguito, ti chiederemo alcune informazioni personali. “

4. A PROPOSITO, LE PERSONE LEGGONO

I titoli sono la cosa più importante, perché le persone sono molto propense a leggerli. E guardano molto anche elementi interattivi come pulsanti, link ed etichette. Nella visualizzazione a schermo, sono queste le parole più importanti, quelle che meritano più attenzione.

La posta in gioco si fa ancora più alta quando ci si collega da mobile, perché sugli schermi di smartphone e tablet c’è spazio per un minor numero di parole. Detto questo, non devi aver paura a includere testi nei tuoi prodotti, a patto che siano chiari e arrivino dritti al punto.

5. LA SCRITTURA E’ PARTE DEL PROCESSO DI PROGETTAZIONE

Quando lavori su un progetto di design, la scrittura è una parte fondamentale del processo di progettazione: non è una semplice fase, ma qualcosa di cui occuparsi sempre, fin dall’inizio .

Se la scrittura non è una parte di questo processo, stai tralasciando una componente enorme della user experience, e i tuoi prodotti ne soffriranno.

DESIGNER CHE SCRIVONO, COPYWRITER CHE PROGETTANO

Come dicevo all’inizio, le regole dell’Interface Copywriting conservano tutta la loro efficacia in ogni ambito di scrittura legato al business e che abbia come obiettivo quello di mettersi dalla parte dell’utente e suscitare una sua azione. Penso a strumenti di comunicazione come cataloghi, manuali, packaging di prodotto, email. Ma il discorso, nei suoi principi di fondo, può valere per ogni forma di comunicazione scritta.

Il filo rosso che collega tutto è la progettazione. Anzi, per essere precisi, l’accuratezza della progettazione. Si parla spesso di contenuti di qualità e di come si può fare a definirli: ecco, credo che questo sia un parametro fondamentale.

E tu, quanto pensi che sia importante la scrittura nel processo di progettazione? Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi :-). Se ti va, scrivimelo nei commenti.

Su questi argomenti puoi leggere anche:

Lo Storytelling? Tutta una questione di Design

(Foto: Sergey Zolkin/Unsplash)

Contenuti efficaci fanno la differenza

4 commenti su “Interface copywriting, la scrittura applicata al design”

  1. Interface Copywriting: questo sconosciuto.

    Nel settore del design delle applicazioni qualcuno aveva addirittura coniato il termine: microcopy, http://bokardo.com/archives/writing-microcopy/, proprio per mettere in evidenza le caratteristiche di estrema sintesi richieste nella progettazione dei testi che fanno parte delle applicazioni digitali che ormai utilizziamo quotidianamente, che fanno parte della nostra vita. E per un momento tralasciamo l’importanza nel branding.

    Troppo importante e immensamente ignorata.

  2. “Non essere originale a tutti i costi” Ecco, sacrosanta verità. In qualità di web writer qualche volta mi sento chiedere “qual’è l’argomento di cui potrei parlare, che non è stato MAI trattato?”

    Le risposte spesso sono diverse anche perché, ammettiamo che sapessi suggerire un argomento originale, non è detto che la persona saprebbe trattarlo. Per scrivere di un argomento ci vuole competenza e passione. Altrimenti verrebbe meno il punto successivo, quello di dire ciò di cui il lettore ha bisogno.

    Il secondo luogo, tutto ormai è stato trattato. Bisogna solo trovare l’argomento che ci appassiona, rintracciare al suo interno una nicchia (se necessario) e dopo darci dentro. L’originalità deve essere nel modo in cui si espone una cosa certo, ma secondo me deve essere sinonimo di autenticità. Siamo veramente originali quando siamo noi stessi, perché molto probabilmente riusciremo a dare una voce vera a ciò che scriviamo e non una montatura fasulla.

    Scusa il monologo ma l’articolo mi ha fatto scaturire la riflessione 😀 Ciao a presto!

    1. Nessun monologo, Claudia, le tue ossevazioni sono molto interessanti e colgono nel segno. E’ vero, siamo originali solo quando siamo noi stessi; meglio proporre riflessioni che scaturiscono dalle nostre esperienze dirette e scegliere contributi di altri che sentiamo affini e che ci possono aiutare davvero a migliorare. In questo modo esce la nostra vera voce, non risultiamo fasulli e, soprattutto, scriviamo qualcosa di utile. Grazie per il tuo contributo, mi piacerebbe scambiare con te altre esperienze e considerazioni. Ciao!

      1. Siamo sulla stessa lunghezza d’onda 🙂 Tornerò molto volentieri a leggerti e non mancherò di aggiungere qualche contributo quando posso! Se dai spazio anche per i guest post (?) mi piacerebbe poter dare anche il mio contributo tra le tue pagine! A presto un abbraccio.

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