Te lo do io il copywriter

Copy al lavoro

Tempi duri per i copywriter. Eppure, oggi più che mai, i copywriter hanno un futuro. In questo post ti spiego perché.

Alcuni giorni fa sono apparsi in contemporanea due articoli che mi hanno fatto sobbalzare: Scrivere restando umani di Annamaria Testa e Giornalisti fate pubblicità, un pezzo dedicato a Lewis Dvorkin, “il giornalista più odiato dai giornalisti”.

Per chi si guadagna da vivere scrivendo (copywriter, giornalisti, redattori, blogger) la lettura incrociata di questi due articoli può avere avuto un effetto deprimente o, al contrario, ha scatenato una sorta di euforia. Tutto dipende da come si guarda la faccenda.

Il nocciolo della questione è semplice: le figure tradizionali legate alla scrittura (il classico giornalista, il copy di advertising) se la passano piuttosto male. Questa è la cattiva notizia. Quella buona è che, per chi sa scrivere (quindi, anche per loro) si aprono praterie di nuove opportunità.

Ma andiamo con ordine.

COME FACCIO A FREGARE UN ROBOT?

La domanda non è peregrina. A quanto pare, entro una quindicina d’anni il 90 per cento delle notizie sarà scritto da robot, che diventeranno sempre più abili anche a rendere fluido e personale il tono della scrittura.

Annamaria Testa indica alcuni antidoti per evitare agli umani di farsi sostituire in toto dalle macchine: stile impeccabile, utilizzo di metafore, ironia e senso dell’umorismo. Ma la chiave di volta sta nel

progettare testi che contengano un’idea, un punto di vista, una chiave di lettura, una proposta.

E ancora:

integrare dati provenienti da campi diversi, intercettare fenomeni che sono ancora sotto traccia, andare a frugare nelle zone di confine.

A pensarci un attimo, sono proprio tutte le cose che fa un blogger.

LE NUOVE REGOLE DEL GIOCO

Ma non è finita. Con l’utilizzo massiccio delle piattaforme di condivisione, oggi sono gli algoritmi a decidere l’importanza e, quindi, la visibilità e la diffusione di un contenuto. In pratica, sono loro i veri editori.

A questo si aggiunge che social media e blog sono una fonte di informazione sempre più importante per centinaia di milioni di persone.

Se questo è il terreno di gioco, le regole cambiano radicalmente, anche solo rispetto a pochi anni fa. E non vale solo per chi scrive. Vale soprattutto per le aziende.

L’ERA DEL CONTENT MARKETING E DEL NATIVE ADVERTISING

Nel raccontare il successo di Forbes Brand Voice, Dvorkin ha spiegato che

la condizione essenziale per le aziende per non autorinchiudersi nel ghetto della pubblicità era creare contenuti interessanti per i nostri lettori, non semplici comunicati stampa.

In poche parole, è il presupposto su cui ruotano il content marketing e il native advertising: per le aziende è fondamentale tenere agganciato il proprio target  senza farlo uscire dal flusso del suo interesse informativo.

E non a caso, la ricetta vincente di Forbes è stata quella di realizzare un sistema editoriale che incrociasse affidabilità giornalistica, new media e obiettivi commerciali.

LE NUOVE OPPORTUNITA’

Dvorkin descrive con crudo realismo il bivio a cui si trovano di fronte i suoi colleghi:

I giornalisti si sentono i protettori dei lettori, sono aggrappati all’idea di essere gli unici custodi della verità. Ma se non accettano l’idea di far evolvere la loro professione, se non decidono di scambiare reciprocamente conoscenze e valori con i neofiti venuti dal web, saranno definitivamente travolti.

Quindi, secondo Dvorkin, cosa dovrebbero fare? Appendere la penna al chiodo? Niente affatto.

Il native advertising, i social network e le nuove forme di comunicazione dimostrano la supremazia del contenuto come bene primario. E per tutti i giornalisti espulsi dal lavoro in questo periodo di crisi della stampa, possono rappresentare nuove opportunità professionali.

COPYWRITER CHE DIVENTANO GIORNALISTI, GIORNALISTI CHE DIVENTANO COPYWRITER

Lavorare sui contenuti, progettare testi che siano utili per il lettore e producano un’azione: è quello che fanno ormai da tempo blogger e web writer.

Di fatto non è niente di nuovo per chi è abituato a scrivere in una logica di obiettivi di business. Quindi è pane per i denti dei copywriter. La cosa potrebbe invece risultare difficoltosa per un giornalista tradizionale.

Ma è proprio così? In realtà queste distinzioni non hanno più molta ragione d’essere. Copywriter e giornalisti sono destinati ad avere competenze sempre più intercambiabili.

Per tutti quanti, una volta chiarito bene per conto di chi si si sta parlando (a titolo personale, a nome di un’azienda o di un editore), l’obiettivo è e resterà uno solo: scrivere il meglio possibile e offrire valore reale al lettore.

E tu cosa pensi di questa prospettiva? C’è ancora spazio per la scrittura professionale? Parliamone nei commenti.

Contenuti efficaci fanno la differenza

2 commenti su “Te lo do io il copywriter”

  1. Prima di tutto, grazie per questo post, mi ha dato da pensare. Premetto anche, e brevemente, che a Febbraio mi laureo in Fotografia all’Accademia di Belle Arti e che ho intenzione di iscrivermi al Master in Art Direction & Copywriting organizzato dal Politecnico di Milano. Perchè? Perchè ho sempre amato scrivere, ma non ho mai avuto abbastanza “pazienza” per poter realizzare un libro intero, figuriamoci una trilogia o una serie di romanzi; ho, diciamo, un approccio più “intuitivo”, immediato, pratico. E perchè riesco ad esprimermi attraverso la fotografia, la sento parte della mia quotidianità e la reputo un valido supporto alla scrittura, in tutte le sue accezioni e contraddizioni. L’ipervisibilità delle immagini e tutti i discorsi sulla “società delle immagini”, mi convincono fino ad un certo punto: il visual ha ancora delle enormi potenzialità, come ce le ha la parola – oh, non mi riferisco ai politici e alla loro demagogia.
    Ora, ammetto, questa storia dei robot e degli algoritmi mi ha un po’ preoccupato: bisogna per forza arrivare a questa sorta di disumanizzazione? Tutti questi calcoli saranno anche precisi al millesimo, ma vogliamo mettere con il brivido dell’imprevedibilità? Vogliamo davvero mettere a confronto la genialità, la creatività, il giusto tocco di sfrontatezza con la serialità di queste macchine misurattrici-del-feedback?
    Ah no, io alle emozioni vere ci credo ancora. Non saranno delle fredde risonanze meccaniche a bloccare il lavoro di scrittori, giornalisti, copy. Comment ça se dit? Diamoci dentro!

    1. Grazie a te Simona per queste riflessioni. Sì, diamoci dentro, con “il giusto tocco di sfrontatezza” (mi piace moltissimo questa espressione) e senza rinunciare alle emozioni! In bocca al lupo per tutti i tuoi progetti 🙂

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