
Da più di trent’anni lavoro in proprio. E da più di trent’anni la domanda che mi sento rivolgere è sempre la stessa: “Si riesce davvero a viverci bene?”
Una domanda legittima, che merita una risposta concreta.
Nel tempo ho capito che la sostenibilità di un’attività autonoma non nasce dall’improvvisazione, ma da un equilibrio dinamico.
Questo equilibrio io lo definisco “le 4 gambe del tavolo”: un piccolo modello di business che ho messo a punto negli anni e, ancora oggi, continua a funzionare bene.
Vediamolo assieme.
Le 4 gambe del tavolo
- 1. Una gamba solida > Un cliente continuativo o un progetto stabile che garantisce circa il 30% del fatturato annuale. È la base che dà sicurezza e continuità.
- 2. Due gambe di crescita > Un paio di clienti o di attività che insieme rappresentano circa il 35% del fatturato e che permettono di sperimentare, crescere, migliorare.
- 3. Una gamba flessibile > Una rete di lavori spot, collaborazioni e attività occasionali o progetti brevi che portano il restante 35%. È la parte più variabile, ma anche quella che mantiene vivo il business.
- 4. (Opzionale) Una quinta gamba “digitale” > Alcune entrate scalabili: un corso, un ebook, un tool, una consulenza automatizzata, una licenza, un piccolo progetto che lavora anche quando non lavori tu.
Come vedi, non è una formula magica, ma una mappa orientata a produrre equilibrio.
E il bello è che puoi applicarla anche se al posto di “cliente” metti “attività”.
Come è cambiato il lavoro del libero professionista
Oggi il lavoro come libero professionista è molto diverso da dieci anni fa:
– Le piattaforme e l’intelligenza artificiale hanno cambiato il modo di trovare e gestire i clienti.
– Il personal brand è diventato parte integrante del business model.
– Il lavoro in proprio è sempre più spesso un lavoro in rete: nel 2025 un libero professionista si muove dentro micro-network di colleghi, collabora in team fluidi, dà vita a nuove community.
Quest’ultimo aspetto è particolarmente importante.
Dieci anni fa essere consulente, freelance o libero professionista voleva dire, più o meno, una cosa: lavorare da soli.
Oggi non è più così.
Non siamo più isole, ma connessioni.
Il lavoro indipendente è diventato una rete: flessibile, interconnessa, viva.
In fondo, è questa la vera evoluzione: non abbiamo rinunciato alla nostra libertà, ma abbiamo imparato che la libertà funziona meglio quando è condivisa.
Alcuni benchmark derivabili da questo modello di business
In questo scenario, le “4 gambe” restano un riferimento potente perché rappresentano una diversificazione consapevole: è fondamentale non dipendere da un’unica fonte, ma neppure disperdersi in mille direzioni.
Il modello non è solo un esercizio contabile, ma un termometro strategico e un benchmark semplice, ma molto efficace:
- Se manca la “gamba principale” (il 30%): Probabilmente stai compensando con troppo turnover e poca profondità nelle relazioni. Devi investire sul tuo Personal Brand per attirare i clienti che vedono in te un partner strategico e non solo un esecutore.
- Se mancano le due “gambe di crescita” (il 35%): Forse ti serve un salto di posizionamento e di pricing. Queste due gambe sono l’ideale per testare il passaggio dalla vendita del tuo tempo alla vendita del valore e dei risultati che porti, aumentando il tuo margine.
- Se lavori solo nella “gamba flessibile” (il 35% spot): Attenzione. Su attività a basso valore aggiunto, stai entrando in competizione diretta con i tool di Intelligenza Artificiale. Il 35% “spot” deve oggi essere dedicato a lavori più strategici (che aprono al 65% continuativo) o essere la fucina di idee per la tua “quinta gamba” digitale.
- E se non hai ancora pensato alla “quinta gamba”? Non la considerare un lusso, ma una necessità per la scalabilità. Nel 2025 molti consulenti, freelance e professionisti cercano anche entratite scalabili (infoprodotti, corsi, licenze, contenuti premium, affiliate marketing). Chiediti: c’è qualcosa che posso creare una volta (un template, un corso) e far lavorare a medio termine, disaccoppiando il mio tempo dal mio reddito?
Scegliere (bene) i propri clienti
C’è un altro principio fondamentale da ricordare: è di vitale importanza riuscire a trovare i clienti, ma è altrettanto importante saperli scegliere.
Non si tratta di arroganza, ma di necessità: le energie e gli sforzi vanno indirizzati verso le opportunità che possono ragionevolmente portare continuità economica e crescita professionale. (Se vuoi approfondire l’argomento, ti consiglio di leggere questo articolo.)
Per un libero professionista la qualità delle relazioni è fondamentale. Perché le cose funzionino è necessaria una buona sintonia tra le parti, fiducia reciproca e collaborazione, tutte condizioni che si costruiscono nel tempo. Quindi si deve decidere su quali clienti vale davvero la pena di investire.
Le relazioni professionali sane sono la prima vera forma di “stabilità” per chi lavora in proprio.
E ora tocca a te
Tu come la vedi?
Pensi che per un professionista sia importante creare una propria community di riferimento o hai in mente strade diverse?
E quali sono oggi le tue “gambe del tavolo”? Cerchi di più la stabilità, la crescita, la flessibilità o la scalabilità?
Raccontalo nei commenti: può nascere un confronto utile per tutti noi che lavoriamo in proprio.
(Photo by Matthew Henry/Shopify Burst)



